LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia

TITOLO VII
Dello stato di figlio (1)
(1) Rubrica sostituita dall'art. 7, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154. La rubrica sostituita era «Della filiazione».

CAPO V
Della dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità (1)
(1) Rubrica sostituita dall'art. 7, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154. La rubrica sostituita era «Della dichiarazionegiudiziale della paternità
e della maternità naturale».


Art. 269

Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità .
TESTO A FRONTE

I. La paternità e la maternità (1) possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso.

II. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo.

III. La maternità è dimostrata provando l'identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre.

IV. La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all'epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità. (1)



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(1) Con effetto dal 7 febbraio 2014, l'art. 30, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha soppresso la parola «naturale».

GIURISPRUDENZA

Filiazione naturale - Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità - Ammissibilità dell'azione - Interesse del minore - Accertamento - Criteri.
Ai fini dell'ammissibilità dell'azione di accertamento giudiziale della paternità, ai sensi dell'art. 269 c.c., la contrarietà all'interesse del minore sussiste solo in caso di concreto accertamento di una condotta del preteso padre che sarebbe tale da giustificare una dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale, ovvero della prova dell'esistenza di gravi rischi per l'equilibrio affettivo e psicologico del minore e per la sua collocazione sociale, risultanti da fatti obbiettivi, emergenti dalla pregressa condotta di vita del preteso padre. Ne consegue che, in mancanza di tali elementi, l'interesse del minore all'accertamento della paternità deve essere ritenuto di regola sussistente, avuto riguardo al miglioramento obiettivo della sua situazione giuridica in conseguenza degli obblighi che ne derivano in capo al genitore, senza che rilevino, al fine di escludere la ricorrenza dell'interesse del minore, l'attuale mancanza di rapporti affettivi con il genitore e la possibilità futura di instaurarli o, ancora, le normali difficoltà di adattamento psicologico conseguenti al nuovo "status", oppure le intenzioni manifestate dal presunto genitore di non voler comunque adempiere i doveri morali inerenti la responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Giugno 2018, n. 16356.


Figlio nato oltre 300 giorni dopo la separazione dei genitori – Esperibilità dell’azione di cui all’art. 248 c.c. – Rilievo del favor veritatis.
Qualora non operi la presunzione di paternità e non sia intervenuto il riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’unica azione esperibile da chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore è la contestazione dello stato di figlio di cui all’art. 248 c.c.; rappresentando un problema diverso quello relativo all’accertamento dell’eventuale paternità naturale del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2018, n. 4194.


Procreazione medicalmente assistita – Creazione di embrioni in vitro con patrimonio genetico della coppia – Impianto, per errore, nell’utero di altra donna (membro di altra coppia) – Scambio di embrioni – Contrasto tra le coppie in ordine al riconoscimento della responsabilità genitoriale – Titoli genitoriali diversi – Titolo genetico della coppia che ha dato l’embrione – Titolo biologico della coppia che ha partorito – Soluzione – Preferenza per la coppia biologica – Prevalenza del titolo vantato dal genitore che ha partorito – Sussiste .
Nel caso in cui due coppie intendono assumersi la responsabilità genitoriale sui nascituri sulla base di due diversi titoli genitoriali, quello genetico e quello biologico, di chi ha portato avanti la gestazione, è a quest’ultima coppia che deve essere data prevalenza. Pertanto, nel caso di errato impianto di embrioni (con patrimonio genetico di altra coppia nell’utero di altra donna), è madre la persona che ha portato a termine la gravidanza. In altri termini, è nell’utero materno che la vita si forma e si sviluppa e, conseguentemente, la maternità biologica prevale su quella genetica. La letteratura scientifica, d’altro canto, è unanime nell’indicare come sia proprio nell’utero che si crea il legame simbiotico tra il nascituro e la madre. D’altro canto è solo la madre uterina che può provvedere all’allattamento al seno del bambino. (La vicenda ha ad oggetto lo scambio di embrioni avvenuto presso l’Ospedale Pertini in Roma, al quale due coppie si erano rivolte per ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, attraverso la creazione di embrioni in vitro con gli ovociti ed il seme delle coppie. Per un fatale errore umano gli embrioni formati col patrimonio genetico dell’una coppia sono stati impiantati nell’utero dell’altra e viceversa. E’ andato a buon fine solo uno degli impianti. La coppia titolare del patrimonio genetico impiantato per errore nell’utero di altra donna, facente parte dell’altra coppia, ha promosso giudizio cautelare per il riconoscimento di diritti sui minori nati a seguito dell’impianto. Il giudice ha dato torto ai ricorrenti). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Agosto 2014.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Competenza territoriale – Foro del convenuto – Sussiste..
In materia di azione ex art. 269 c.c., la competenza si radica nel luogo di residenza del convenuto (Cass. Civ. 1373/1992, Sez. Un.; Cass. Civ., 11021/1997: precedenti che si richiamano ex art. 118 disp. att. c.p.c.), non rintracciandosi, peraltro, nel codice di rito, un foro del “concepimento” e nemmeno potendosi ritenere prevalente la tutela del minore, in quanto la causa ha ad oggetto la paternità biologica che, se accertata, legittima le domande nell’interesse della prole, per le quali, sì, opera il foro di residenza del minore (es. 317-bis c.c., 38 disp. att. c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2013.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Competenza territoriale – Foro del convenuto – Sussiste..
In materia di azione ex art. 269 c.c., la competenza si radica nel luogo di residenza del convenuto (Cass. Civ. 1373/1992, Sez. Un.; Cass. Civ., 11021/1997: precedenti che si richiamano ex art. 118 disp. att. c.p.c.), non rintracciandosi, peraltro, nel codice di rito, un foro del “concepimento” e nemmeno potendosi ritenere prevalente la tutela del minore, in quanto la causa ha ad oggetto la paternità biologica che, se accertata, legittima le domande nell’interesse della prole, per le quali, sì, opera il foro di residenza del minore (es. 317-bis c.c., 38 disp. att. c.p.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2013.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Procedimento relativo a figlio minore di età – Modifica dell’art. 38 disp. att. c.c. ad opera della Legge 219/2012 – Competenza del Tribunale Ordinario – Rito applicabile – Rito camerale – Esclusione – Rito Ordinario Sussiste – Erronea introduzione del rito – Mutamento del rito – Sussiste..
In virtù della nuova formulazione dell’art. 38 disp. att. c.c., per effetto della legge 10 dicembre 2012 n. 219, la competenza sull’art. 269 c.c., anche in caso di minori, è del Tribunale ordinario e conseguentemente il rito applicabile è quello di cognizione ordinaria ex artt. 163 e ss. c.p.c. La legge 219/2012, infatti, ha rimosso la deroga al rito ordinario che era stata introdotta dall’art. 68 della legge 184-1983 così ripristinando la norma generale di cui all'art. 9, comma II c.p.c. Dove il rito sia stato introdotto erroneamente con ricorso invece che con citazione, il giudice può mutare ex officio il rito ex art. 4 d.lgs. 150/2011 con contestuale ordine di integrazione degli atti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Aprile 2013.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Art. 269 c.c. – Competenza del Tribunale ordinario – Art. 38 disp. att. c.c. – Legge 219/2012 – Rito applicabile – Camerale – Esclusione – Rito ordinario – Sussiste – Erronea introduzione del rito, con ricorso invece che con citazione – Provvedimento del giudice – Integrazione atti – Sussiste..
L’azione di stato è disciplinata dall’art. 9 comma 2 c.p.c., da proporsi secondo il rito ordinario (v. l’art. 38 ultimo comma disp. att. c.c. così come risultante dalle modifiche apportate dalla l. 219/12); essendo il procedimento a cognizione ordinaria, l’atto introduttivo, con la forma del ricorso anziché della citazione, non contiene tutti gli elementi prescritti dall’art. 163 c.p.c. (cfr. Cass. 18.08.06 n. 18201); pertanto, disposto il mutamento del rito, parte attrice dovrà integrare l’atto introduttivo con l’avvertimento previsto dall’art. 163 n. 7 c.p.c. e l’atto introduttivo, così integrato, dovrà essere notificato alle controparti, unitamente al decreto di conversione, contenente la fissazione della data di udienza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 08 Aprile 2013.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Art. 269 c.c. – Competenza del Tribunale ordinario – Art. 38 disp. att. c.c. – Legge 219/2012 – Rito applicabile – Camerale – Esclusione – Rito ordinario – Sussiste..
Poiché la legge 219/2012 nulla ha innovato quanto al rito applicabile avanti al Tribunale ordinario si deve ritenere che, nel nuovo sistema di riparto di competenza delineato dall’art. 38 disp. att. cod. civ. novellato, l’azione di riconoscimento di cui all’art. 269 cod. civ., anche quando riguardi un figlio minore, debba essere introdotta nelle forme ordinarie del giudizio di merito a cognizione piena e, dunque, con citazione. Conserva, cioè, piena validità il principio (da ultimo ribadito da Cass. Civ. 25.11.2010 n. 23970 cit.) secondo cui il rito camerale è applicato dall’ordinamento processuale a procedimenti di natura contenziosa, di regola devoluti alla cognizione ordinaria, in via di eccezione, nei casi tipici e tassativi che sono espressamente elencati, cosicché se la scelta del legislatore per la forma camerale non risulta esplicitata attraverso espressa previsione deve trovare applicazione il principio generale dell’ordinamento processuale che affida la tutela dei diritti e degli “status” delle persone alle forme del processo a cognizione piena. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 22 Marzo 2013.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste..
Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 26 Novembre 2012.


Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste. .
Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 26 Novembre 2012.