Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO III
Della responsabilità patrimoniale, delle cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 2741

Concorso dei creditori e cause di prelazione
TESTO A FRONTE

I. I creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione.

II. Sono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e le ipoteche.


GIURISPRUDENZA

Apertura di credito in conto corrente garantita da iscrizione ipotecaria - Opponibilità della relativa causa di prelazione al fallimento del debitore - Sussistenza - Fondamento - Condizioni - Fattispecie.
L'iscrizione di ipoteca a garanzia dell'apertura di credito in conto corrente bancario costituisce causa di prelazione opponibile al fallimento del debitore, poiché la mancata annotazione delle erogazioni avvenute successivamente all'iscrizione, e nei limiti di essa, non muta gli effetti e l'estensione della garanzia, né assume rilievo condizionante sospensivo della stessa, ma determina solo l'onere per il creditore di provare l'esistenza e l'entità del credito ed anche la riferibilità dello stesso al titolo ed al rapporto in base al quale l'iscrizione è stata effettuata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva ammesso al passivo solo in via chirografaria il credito derivante da scoperto di conto corrente, nonostante l'apertura di credito fosse garantita da ipoteca e sebbene la banca avesse provato l'esatto importo dovuto mediante la produzione, senza contestazioni, degli estratti conto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2021, n. 20618.


Società – Liquidazione – Responsabilità del liquidatore – Pagamenti in spregio del principio della par condicio creditorum – Onere della prova.
In tema di responsabilità del liquidatore nei confronti dei creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, ex art. 2495 c.c., comma 2, il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva non in grado di soddisfare un credito non appostato nel bilancio finale di liquidazione, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso, qualora sia allegato e dimostrato che la gestione operata dal liquidatore evidenzi l'esecuzione di pagamenti in spregio del principio della par condicio creditorum, in violazione delle cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c., comma 2. Pertanto, ove il patrimonio si sia rivelato insufficiente per soddisfare alcuni creditori sociali, il liquidatore, per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in riferimento al dovere di svolgere un'ordinata gestione liquidatoria del patrimonio sociale destinato al pagamento dei debiti sociali, ha l'onere di allegare e dimostrare che l'intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 12 Giugno 2020, n. 11304.


Responsabilità giuridica del liquidatore sociale verso i creditori non soddisfatti – Principio della par condicio creditorum nell’esecuzione delle attività liquidatorie extraconcorsuali – Responsabilità civile dell’organo di gestione per mancato adempimento di debito sociale – Onere della prova a carico del creditore sociale in ordine al mancato rispetto della par condicio creditorum – Onere della prova a carico del liquidatore sociale circa le cause che hanno originato l’insufficienza dell’attivo societario.
L'art. 2495 c.c., nel comma 1, prevede che, una volta approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori debbano chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese e, nel comma 2 stabilisce che, ferma restando la sua estinzione, dopo la cancellazione della società i creditori sociali non soddisfatti possano far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza del riparto andato a loro favore e, nei confronti dei liquidatori, senza limitazione, se il mancato pagamento è dipeso da loro colpa.
A prescindere dalla successiva apertura di una procedura concorsuale, il principio della par condicio creditorum è un corretto parametro per considerare la sussistenza e l'entità di una lesione del credito avvenuta per opera del liquidatore nella fase di liquidazione del patrimonio della società, valendo esso come criterio generale per disciplinare la fase di pagamento dei debiti sociali nel corso della liquidazione. Tale principio, infatti, è ricavabile dalle norme generali che, negli artt. 2740 e 2741 del codice civile, regolano il concorso dei creditori e le cause di prelazione e prescrivono l'obbligo del debitore di effettuare i pagamenti rispettando il diritto dei creditori ad essere egualmente soddisfatti, salvo le cause legittime di prelazione.
L'inadempimento contrattuale di una società di capitali nei confronti di un terzo (sia esso socio o creditore) non implica automaticamente la responsabilità risarcitoria degli amministratori – o dei liquidatori - nei confronti dell'altro contraente, atteso che tale responsabilità, di natura extracontrattuale, richiede la prova – a carico del creditore insoddisfatto - di una condotta - dolosa o colposa - degli amministratori o dei liquidatori, del danno e del nesso causale tra questa e il danno patito dal terzo contraente.
Sussiste la responsabilità aquiliana del liquidatore (e, più in generale, - dell'amministratore) in caso di mancato pagamento di un debito sociale derivante da un'attività compiuta dal liquidatore nell'esercizio delle sue funzioni e grava sul creditore rimasto insoddisfatto l'onere di dedurre e allegare che la fase di pagamento dei debiti sociali non si è svolta nel rispetto del principio della par condicio creditorum, tenuto conto della legittima causa di prelazione di cui beneficiava ex lege il suo credito.
Il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva tale da renderla insufficiente a soddisfare un credito non appostato nel suddetto bilancio, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso ai sensi dell’art. art. 2495 c.c. comma 2, nel caso in cui da parte di quest’ultimo, assolvendo l’onere probatorio che ad egli compete, sia allegato e dimostrato che nella gestione operata il liquidatore abbia eseguito pagamenti in spregio del principio della par conditio creditorum, nel rispetto delle cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c., comma 2.
Per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in relazione al dovere di svolgere un'ordinata gestione liquidatoria del patrimonio destinato al pagamento dei debiti sociali, il liquidatore, ha l'onere di allegare e dimostrare che l'intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, fatte salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741, c.c. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 15 Gennaio 2020, n. 521.


Mutuo fondiario - Ipoteca volontaria - Cancellazione dell’ipoteca - Successiva nuova iscrizione in primo grado - Persistente natura fondiaria del credito - Sussistenza - Ragioni.
Nel caso di cancellazione dell'originaria iscrizione ipotecaria di primo grado su bene immobile, avvenuta ai sensi dell'art. 38 d.lgs. n. 385 del 1993 (c.d. TUB) per la qualifica fondiaria del credito erogato dall'istituto di credito, la successiva iscrizione ipotecaria, intervenuta ai sensi dell'art. 2881 c.c., da parte del creditore in relazione al medesimo credito già erogato dall'istituto di credito, non muta la natura fondiaria del credito, qualora non sia intervenuta sul bene immobile oggetto di garanzia altra iscrizione ipotecaria di primo grado, dovendosi ritenere che, ai sensi del sopra richiamato art. 38, elementi costitutivi della qualifica fondiaria del credito siano, da un lato, la concessione da parte di un istituto di credito di "finanziamenti a medio e lungo termine" e, dall'altro, la garanzia da "ipoteca di primo grado su immobili". Ne consegue che non occorre, per l'acquisto della sopra ricordata qualifica giuridica del credito, una necessaria contestualità temporale tra l'atto di concessione della garanzia ipotecaria da parte del debitore (art. 2741 c.c.) e la successiva iscrizione da parte del creditore della garanzia stessa nell'ufficio dei registri immobiliari del luogo ove si trovano gli immobili (art. 2827 c.c.), rivestendo comunque tale iscrizione natura costitutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Gennaio 2020, n. 219.


Prededuzione – Natura – Distinzione dal privilegio.
La prededuzione, definita in dottrina come diritto dei creditori della massa di essere soddisfatti nei limiti della capienza dell'attivo realizzato con precedenza assoluta rispetto ai creditori concorrenti e prima del riparto si differenzia radicalmente dal privilegio.

Il privilegio infatti è una prelazione accordata in considerazione della causa del credito, ex artt. 2741, comma 2, e 2745 cod, civ., e consiste in una qualità del credito che, in caso di concorso con altri creditori nell'esecuzione forzata, consente una soddisfazione prioritaria; !a prededuzione invece è un'operazione di prelevamento che si realizza tramite la separazione delle somme necessarie per la copertura delle spese della procedura dal ricavato dell'espropriazione forzata dei beni del debitore.

Dunque il primo, quale eccezione alla par condicio creditorum, riconosce una preferenza ad alcuni creditori e su certi beni, nasce fuori e prima del processo esecutivo, ha natura sostanziale e si trova in un rapporto di accessorietà con il credito garantito, poiché ne suppone l'esistenza e lo segue; la seconda, diversamente, attribuisce una precedenza rispetto a tutti i creditori sull'intero patrimonio del  debitore, ha natura procedurale perché nasce e si realizza in tale ambito e assiste il credito di massa finchè esiste la procedura concorsuale in cui lo stesso ha avuto origine, venendo meno con la sua cessazione.

E la diversità di piani su cui i due istituti operano è evidente ove si consideri che la prededuzione può aggiungersi alle cause legittime di prefazione nei rapporti interni alla categoria dei debiti di massa (potendosi ipotizzare l'esistenza di crediti prededucibili privilegiati o anche garantiti da ipoteca), quando vi sia insufficienza di attivo e sia necessario procedere a una gradazione pure nella soddisfazione dei creditori prededucibili.

La prededuzione attribuisce quindi una precedenza processuale, in ragione della strumentalità dell'attività da cui il credito consegue agli scopi della procedura, onde renderla più efficiente, precedenza che viene accordata al credito non sempre e comunque, ma all'interno dell'ambito processuale in cui lo stesso ha avuto origine e a condizione che in quell'ambito si rimanga. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2019, n. 15724.


Accordo di ristrutturazione dei debiti - Domanda di fallimento del creditore rimasto estraneo - Ammissibilità.
Nulla osta alla procedibilità di una domanda di fallimento presentata, dopo l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, da un creditore che ad esso sia rimasto estraneo. Diversamente opinando, si finirebbe infatti per privare quest’ultimo - che a quell’accordo ha legittimamente scelto di non aderire - di una fondamentale forma di tutela del proprio credito, da coordinare con gli interessi degli altri creditori aderenti all’accordo, in funzione della garanzia patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c. e del correlato principio della par conditio creditorum di cui all’art. 2741 c.c.. Inoltre, si consentirebbe una compressione dei suoi diritti tanto più inammissibile in quanto l’istituto degli accordi L. Fall., ex art. 182 bis fa perno proprio sul presupposto della loro idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei (fatte salve la dilazione di cui al comma 1 della norma citata e la possibilità della deroga agli artt. 1372 e 1411 c.c. prevista dalla L. Fall., art. 182-septies, cui fanno eco i più ampi "Accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa" introdotti dall’art. 61 CCI), i quali perciò si pongono, rispetto all’accordo, in posizione analoga ai creditori non vincolati dagli effetti obbligatori del concordato omologato L. Fall., ex art. 184. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Maggio 2019, n. 13850.


Revocatoria fallimentare - Danno - Mera lesione della "par condicio creditorum" - Sufficienza - Presunzione "iuris tantum" di danno - Conseguenze - Prova contraria a carico del convenuto.
Nell'azione revocatoria fallimentare, a differenza di quella ordinaria, la nozione di danno non è assunta in tutta la sua estensione perché il pregiudizio alla massa - che può consistere anche nella mera lesione della "par condicio creditorum" o, più esattamente, nella violazione delle regole di collocazione dei crediti - è presunto in ragione del solo fatto dell'insolvenza; si tratta, peraltro, di presunzione "iuris tantum" che può essere vinta dal convenuto, sul quale grava l'onere di provare che in concreto il pregiudizio non sussiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Maggio 2019, n. 13002.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Destinazione dei flussi ricavabili dalla prosecuzione dell’attività - Applicazione delle norme di cui agli artt. 2740 e 2741 c.c..
Nel concordato preventivo con continuità aziendale, tutte le risorse, anche quelle ricavabili dalla prosecuzione dell’attività, devono essere destinate alla soddisfazione dei creditori nel rispetto dell’ordine delle cause legittime di prelazione.

Tale principio si ricava dalla corretta applicazione delle norme di cui agli artt. 2740 e 2741 c.c., secondo le quali il debitore risponde dei debiti con i tutti i propri beni anche futuri, e tenendo presente che le norme di cui all’art. 160 legge fall., che consentono la falcidia dei creditori incapienti, vanno interpretate nel rispetto del principio sopra richiamato, tenendo come riferimento non il patrimonio del debitore quale ricavabile dalla liquidazione fallimentare, bensì quello ricostruito in sede concordataria, compressivo, dunque, anche delle entrate future derivanti dalla prosecuzione dell’attività, posto che queste risorse altro non sono che il prodotto della trasformazione dei beni esistenti al momento della proposizione della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 24 Gennaio 2019.


Fallimento - Credito del subappaltatore - Prededuzione - Esclusione - Ragioni.
In caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica, il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale come tutti gli altri, nel rispetto della "par condicio creditorum" e dell'ordine delle cause di prelazione, non essendo il suo credito espressamente qualificato prededucibile da una norma di legge, né potendosi considerare sorto in funzione della procedura concorsuale, ai sensi dell'art. 111, comma 2, l.fall.; invero, il meccanismo ex art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006 - riguardante la sospensione dei pagamenti della stazione appaltante in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti di quest'ultimo al subappaltatore - deve ritenersi, alla luce della successiva evoluzione della normativa di settore, calibrato sull'ipotesi di un rapporto di appalto in corso con un'impresa "in bonis", in funzione dell'interesse pubblico primario al regolare e tempestivo completamento dell'opera, nonché al controllo della sua corretta esecuzione, e solo indirettamente a tutela anche del subappaltatore, quale contraente "debole", sicché detto meccanismo non ha ragion d'essere nel momento in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto di opera pubblica si scioglie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Dicembre 2018, n. 33350.


Procedure concorsuali – Concordato preventivo – Voto della proposta – Creditore controllante di fatto il proponente – Conflitto di interessi – Sussiste – Sterilizzazione integrale del voto – Esclusione – Classamento obbligatorio – Affermazione.
Nel voto della proposta di concordato preventivo può ravvisarsi un conflitto di interessi anche quando il creditore chiamato al voto non sia titolare di una posizione di controllo assoluto nel soggetto proponente, ma detenga una partecipazione in quest'ultimo di rilevanza tale da consentire ingerenze massicce nella gestione del proponente medesimo.

Sono irrilevanti eventuali meccanismi indiretti di intermediazione di cui soggetto in conflitto di interessi si sia avvalso, fondamentale essendo che anche tramite tali meccanismi il soggetto in conflitto di interesse sia riuscito ad orientare in modo determinante il voto sulla proposta di concordato.

Non si vedono ragioni per non applicare al creditore del proponente la medesima regola di neutralizzazione prevista per il creditore autore di una proposta concorrente, e cioè il classamento obbligatorio.

La collocazione del creditore in una classe autonoma o comunque dissenziente consente di invocare il cd. cram down, e cioè il giudizio comparativo di convenienza rispetto all’ipotesi di liquidazione fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 15 Novembre 2018.


Procedure concorsuali – Concordato preventivo – Concordato con continuità – Apporto finanziario di terzi – Soggezione all’ordine delle cause di prelazione – Esclusione.
Nel concordato con continuità, i flussi generati da una prosecuzione aziendale resa possibile unicamente per effetto dell'apporto di un soggetto terzo non possono ritenersi assoggettati al rispetto dell'ordine delle cause di prelazione, per la semplice ragione che detti flussi nella prospettiva fallimentare semplicemente non esisterebbero, e conseguentemente le cause di prelazione non avrebbero oggetto alcuno su cui esercitarsi.

Questi flussi restano vincolati ad un solo parametro, e cioè quel miglior soddisfacimento dei creditori che l'articolo 186 bis L.F. pone come condizione di ammissibilità della continuità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 15 Novembre 2018.


Concordato preventivo - Transazione fiscale - Obbligatorietà - Esclusione - Falcidia di crediti fiscali e contributivi nel concordato senza transazione fiscale - Ammissibilità.
La falcidia dei crediti tributari e previdenziali nel concordato preventivo può attuarsi mediante transazione fiscale oppure, qualora al debitore non interessi il voto favorevole dei relativi creditori, mediante il meccanismo previsto dall'art. 160, comma 2, legge fall., con la precisazione che il principio del rispetto dell'ordine delle cause di prelazione impone che, in caso di falcidia dei crediti suddetti, i creditori di grado successivo dovranno essere pagati mediante ricorso alla finanza cd. esterna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2018, n. 16066.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Assegnazione – Condizioni e limiti.
L’assegnazione ad un singolo creditore di un bene facente parte del compendio del fallimento non deve pregiudicare le legittime pretese degli altri creditori che dalla liquidazione di detto bene potrebbero trarre soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Maggio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Valore ricavabile dalla continuazione dell’attività – Destinazione ai creditori nel rispetto dell’ordine delle cause di prelazione – Necessità.
La prosecuzione dell'attività di impresa in sede concordataria non può comportare il venir meno della garanzia patrimoniale del debitore, che risponde dei suoi debiti con tutti i beni, presenti e futuri (art. 2740 c.c.), non creando la prosecuzione dell'attività un patrimonio separato o riservato in favore di alcune categorie di creditori (anteriori o posteriori alla domanda di concordato). Né pare, consentito azzerare, in sede concordataria, il rispetto delle cause legittime di prelazione (art. 2741 c.c.), che è un corollario della responsabilità patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Dicembre 2016.


Mancato pagamento dei tributi – Successiva sottoposizione dell’impresa a concordato preventivo – Accertamento e riscossione – Illegittimità della cartella nella parte in cui sollecita il pagamento di spese di riscossione, interessi di mora e sanzioni nella misura massima prevista.
La facoltà dell’Amministrazione finanziaria di emettere la cartella di pagamento anche durante la fase della procedura concordataria va necessariamente contemperata con il principio della “par condicio creditorum” fissato dall’art. 2741 c.c., il quale espressamente prevede che “i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore”.

Posto che dalla data di presentazione del ricorso ai creditori della società ammessa alla proceduta è impedito l’esercizio o la prosecuzione delle azioni esecutive sul patrimonio del debitore, quest’ultimo non può eseguire, per debiti pregressi, alcun pagamento fino al termine della procedura con la conseguenza che dal mandato pagamento di essi non possono conseguire effetti di tipo sanzionatorio, ancorché previsti da norme di diritto pubblico (cfr. Cass. sent n. 18078 del 02/07/2008).

E’ illegittima la cartella di pagamento emessa nei confronti di una società che abbia in precedenza presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, nella parte in cui sollecita il pagamento delle spese, dei diritti e dei compensi di riscossione, nonché degli interessi di mora (maturati e maturandi dopo il deposito della domanda di concordato preventivo) e delle sanzioni calcolate nella misura massima del 30%, in quanto un ipotetico soddisfacimento di tale richiesta verrebbe a determinare una inevitabile lesione della “par condicio creditorum”. (Maurizio Zonca) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria provinciale Milano, 21 Settembre 2016.


Concordato preventivo - Risorse generate dalla continuità aziendale - Vincoli di cui agli articoli 2740 del 2741 c.c. - Esclusione.
Le risorse provenienti dai ricavi generati dalla continuità aziendale non configurano un attivo patrimoniale vincolato alla distribuzione secondo i principi di cui agli articoli 2740 e 2741 c.c., dal momento che la irreversibile degradazione a rango chirografario della quota dei crediti privilegiati priva di capienza sui beni in relazione ai quali la prelazione insiste non appare suscettibile di reversione una volta che il debitore si sia avvalso della facoltà di soddisfare non integralmente i creditori prelatizi osservando i limiti apprestati dall'articolo 160, comma 2, legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Articolo 160 L.F. - Deroga al principio della parità di trattamento dei creditori - Formazione delle classi - Destinazione di beni ad alcuni creditori soltanto - Illegittimità.
Se è vero che l'articolo 160 legge fall., nella misura in cui consente un trattamento differenziato per le varie classi di creditori, comporta una deroga all'articolo 2741 c.c., è altrettanto vero che il prevedere una ripartizione percentualmente differenziata di un'unica massa attiva non significa destinare determinati beni esclusivamente ad alcuni creditori o secondo un meccanismo del tutto sovrapponibile a quello del privilegio ipotecario o speciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Fallimento procedure concorsuali - Costituzione pattizia di un privilegio al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge - Nullità.
La costituzione pattizia di un privilegio di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge deve ritenersi nulla per violazione del combinato disposto degli articoli 2741 e 2745 c.c. ed inidonea a giustificare l'ammissione del credito al passivo del fallimento del debitore in via privilegiata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità giuridica - Criterio di valutazione delle poste attive o passive.
La questione se la valutazione economica di poste attive o passive debba avvenire secondo determinati criteri economico-giuridici non può, di per sé sola, concretare la violazione di norme imperative che assumono rilievo ai fini del giudizio di fattibilità giuridica del piano concordatario, in quanto si tratta di mere valutazioni del proponente che restano al di fuori del perimetro valutativo riservato al tribunale circoscritto alla verifica della contrarietà a norme imperative delle modalità di attuazione del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catania, 20 Aprile 2015.


Concordato preventivo – Concordato preventivo senza transazione fiscale – Pagamento integrale di iva e ritenute – Necessità – Esclusione..
La prescrizione del pagamento per intero di iva e ritenute previsto dall’art. 182 ter l.f. per il concordato preventivo con transazione fiscale non è applicabile al concordato preventivo senza transazione fiscale per ragioni letterali, sistematiche e costituzionali: da un lato, infatti, è regola non introdotta tra i requisiti generali del concordato preventivo ed eccezionale in quanto derogante alla regola cardine del rispetto dell’ordine dei privilegi e dall’altro lato la sua applicazione estensiva contrasterebbe con i principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza in quanto non prevista anche per il fallimento, per il concordato fallimentare e per le procedure esecutive individuali (eccezion fatta per quelle con ricorso all’istituto del sovra-indebitamento) ed in quanto renderebbe inammissibili tutti i concordati per i quali l’imprenditore non possiede moneta per il pagamento dei creditori privilegiati sino alla diciannovesima posizione dell’art. 2778 c.c.. (Francesca Goggiamani) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 29 Maggio 2013.


Concordato preventivo - Credito privilegiato - Pagamento integrale - Necessità - Inesistenza, nel patrimonio del debitore, di bene gravato da privilegio speciale - Irrilevanza - Ragioni - Conseguenze - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 169 del 2007..
La disciplina del concordato preventivo, vigente anteriormente alle modifiche di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 (inapplicabile, nella specie, "ratione temporis"), caratterizzata dalla inapplicabilità dell'art. 54 legge fall., e dalla condizione essenziale ed indefettibile dell'integrale pagamento dei creditori privilegiati, comporta che, a differenza del fallimento, la mancanza nel compendio patrimoniale del debitore del bene gravato da privilegio non ne impedisce l'esercizio, con la conseguenza che il credito resta privilegiato ed è concretamente riconoscibile la prelazione in sede di riparto dell'attivo. In un tale contesto, infatti, il privilegio assume rilevanza esclusivamente come qualità del credito, che, ex art. 2745 cod. civ., sorge privilegiato in ragione della sua causa secondo le disposizioni di legge, mantenendo, poi, tale qualità per l'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2013, n. 12064.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - Concordato speciale - Interesse pubblico - Contenuto - "Par condicio creditorum" - Derogabilità per obbligazione di pari rango - Limiti - Fattispecie. .
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9675.


Fallimento - Effetti per i creditori - "Massa dei creditori" - Nozione - Indistinguibilità al suo interno dei singoli creditori - Conseguenze in tema di prescrizione dell'azione risarcitoria avverso gli organi sociali.
La nozione di "massa dei creditori" non postula l'individuazione, all'interno di essa, della posizione di ogni singolo creditore. Ne consegue che l'azione risarcitoria proposta dalla procedura concorsuale contro gli organi delle società ex art. 2934 cod. civ. non può ritenersi prescritta per alcuni degli appartenenti alla massa e non per altri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 2013, n. 8426.


Onere reale e privilegio speciale - Natura, finalità e differenze tra i due istituti - Trascrivibilità dell'onere reale - Impossibilità di iscrivere o trascrivere il privilegio speciale, anche se assiste un onere trascrivibile..
L'onere reale può sinteticamente definirsi come un peso - generalmente consistente in una vera e propria obbligazione di dare o di facere, anche periodica - che grava su di un immobile, con la caratteristica peculiare che "segue" il bene su cui insiste, in modo tale che chiunque ne diventi successivamente proprietario, è tenuto a far fronte a tale prestazioni.
Tutt'altra natura e finalità ha il privilegio, il quale, a differenza dell'onere reale, trova una compiuta e specifica disciplina normativa, nel codice civile, che ne fornisce anche una definizione: infatti, l'art. 2741, secondo comma, c.c. stabilisce che: "sono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e le ipoteche": è noto che per causa di prelazione si intende un titolo preferenziale che consente ad un creditore di soddisfarsi con precedenza rispetto ad altri creditori concorrenti, nell'ambito dell'esecuzione forzata sui beni del debitore.
La evidenziata autonomia e diversità dei due istituti, fa sì che la pur affermata trascrivibilità dell'onere reale non determini automaticamente anche la possibilità di trascrivere o iscrivere anche il privilegio che tale onere assiste (fattispecie in tema di onere e privilegio per interventi di bonifica ex art. 253 D.L.vo 152/06). (Massimo Coderoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 06 Luglio 2012.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Vendita - Somministrazione - Curatore - Subentro nel contratto di somministrazione - Corrispettivo delle consegne avvenute prima della dichiarazione di fallimento - Pagamento in prededuzione ex art. 74 legge fall. - Disciplina - Carattere eccezionale - Applicazione analogica - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie.
In materia fallimentare, l'art. 74 della legge fallimentare - là ove stabilisce che il curatore che subentra nel contratto di somministrazione deve pagare integralmente il prezzo anche delle consegne già avvenute - prevedendo la possibilità di pagare in prededuzione anche le prestazioni effettuate prima dell'inizio della procedura concorsuale e ciò in deroga al generale principio della "par condicio creditorum" di cui all'art. 2741 cod. civ., costituisce norma di carattere eccezionale e, quindi, inapplicabile oltre i casi in essa considerati ( in applicazione di detto principio è stata esclusa l'applicabilità della menzionata disciplina ad una ipotesi di collegamento negoziale tra il contratto di noleggio a lungo termine di automezzi e la correlativa fornitura di servizi di assistenza e manutenzione ). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2001, n. 396.