Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO V
Degli effetti del contratto
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 1372

Efficacia del contratto
TESTO A FRONTE

I. Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge.

II. Il contratto non produce effetto rispetto ai terzi che nei casi previsti dalla legge.


GIURISPRUDENZA

Contratti - Reciproche domande di risoluzione per inadempimento - Declaratoria di risoluzione del contratto - Necessità - Fondamento.
Quando i contraenti richiedano reciprocamente la risoluzione del contratto, ciascuno attribuendo all'altro la condotta inadempiente, il giudice deve comunque dichiarare la risoluzione dello stesso, atteso che le due contrapposte manifestazioni di volontà, pur estranee ad un mutuo consenso negoziale risolutorio, sono tuttavia, in considerazione delle premesse contrastanti, dirette all'identico scopo dello scioglimento del rapporto negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Settembre 2020, n. 19706.


Contratti – Requisiti accidentali – Presupposizione – Nozione – Situazione di fatto o di diritto esterna al contratto e comune alle parti – Presupposto inespresso di efficacia del vincolo contrattuale – Requisiti – Specificità, obiettività e certezza – Mancata verificazione dell’evento – Conseguenze – Diritto di recesso – Configurabilità – Fattispecie.
Si ha presupposizione quando una determinata situazione di fatto o di diritto - comune ad entrambi i contraenti ed avente carattere obiettivo (essendo il suo verificarsi indipendente dalla loro volontà e attività) e certo - sia stata elevata dai contraenti stessi a presupposto condizionante il negozio, in modo da assurgere a fondamento, pur in mancanza di un espresso riferimento, dell'esistenza ed efficacia del contratto. (In applicazione del principio, la S.C. - riguardo ad una complessa vicenda concernente la cessione, da parte di una curatela fallimentare, di un credito di 10 milioni di dollari statunitensi verso l'Iraq per un prezzo minimo, poi seguita invece da una riscossione fruttuosa - ha escluso che la difficilissima recuperabilità del credito oggetto del contratto costituisse "presupposto inespresso" del negozio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 Agosto 2020, n. 17615.


Locazione finanziaria – Leasing traslativo – Risoluzione contrattuale del contratto – Art. 1526 c.c. – Applicabilità – Esclusione – Fondamento – Conseguenze.
In caso di scioglimento per mutuo consenso del contratto di leasing traslativo non trova applicazione - nemmeno in via analogica - il disposto dell'art. 1526 c.c. (che prevede il ripristino delle originarie posizioni delle parti attraverso la restituzione all'utilizzatore delle rate versate e il riconoscimento al concedente del diritto all'equo compenso per l'uso del bene), mancando il presupposto dell'inadempimento imputabile all'utilizzatore determinante la risoluzione, sicchè l'accordo solutorio - ove non contenga ulteriori previsioni concernenti il rapporto estinto - produce il solo effetto di liberare i contraenti dall'obbligo di eseguire le ulteriori prestazioni ancora dovute in virtù del contratto risolto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2019, n. 27999.


Ritrattazione bilaterale del contratto - Configurabilità - Sussistenza - Effetti - Domande ed eccezioni fondate sul contratto risolto - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di risoluzione consensuale del contratto, il mutuo dissenso, realizzando per concorde volontà delle parti la ritrattazione bilaterale del negozio, dà vita a un nuovo contratto, di natura solutoria e liberatoria, con contenuto eguale e contrario a quello del contratto originario; pertanto, dopo lo scioglimento, le parti non possono proporre domande ed eccezioni relative al contratto risolto, giacché ogni pretesa o eccezione può essere fondata esclusivamente sul contratto solutorio e non su quello estinto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2019, n. 27999.


Concordato preventivo - Voto - Modifica nei venti successivi all’adunanza dei creditori.
La norma che nel concordato preventivo consente al creditore di esprimere il proprio voto nei venti giorni successivi all’adunanza ha il solo scopo di individuare il termine ultimo per una manifestazione espressa delle intenzioni di voto e prescinde dal significato che si è inteso attribuire al silenzio.

E poiché nel concordato preventivo è essenziale il consenso manifestato dai creditori, chiamati a valutare i margini di realizzabilità delle ipotesi di piano nonchè la convenienza della proposta formulata dal debitore, sarebbe illogico escludere in via interpretativa che il creditore possa successivamente cambiare il proprio voto per il solo fatto che questo comportamento potrebbe assumere in concreto aspetti patologici.

Precludere un concreto esercizio dello jus poenitendi non trova dunque un esplicito aggancio normativo ed appare incongruo con la generale disciplina codicistica dettata in tema di formazione del consenso e sarebbe altresì incoerente con il favor normativo per la soluzione concordataria della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 05 Dicembre 2018.


Lavori di manutenzione straordinaria eseguiti su disposizione dell'amministratore, senza previa delibera dell'assemblea - Opponibilità al condominio - Esclusione - Applicabilità dei principi in tema di amministrazione di società - Esclusione - Fondamento - Urgenza - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie.
L'iniziativa contrattuale dell'amministratore che, senza previa approvazione o successiva ratifica dell'assemblea, disponga l'esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria dell'edificio condominiale e conferisca altresì ad un professionista legale l'incarico di assistenza per la redazione del relativo contratto di appalto, non determina l'insorgenza di alcun obbligo di contribuzione dei condomini al riguardo, non trovando applicazione il principio secondo cui l'atto compiuto, benché irregolarmente, dall'organo di una società resta valido nei confronti dei terzi che abbiano ragionevolmente fatto affidamento sull'operato e sui poteri dello stesso, giacché i poteri dell'amministratore del condominio e dell'assemblea sono delineati con precisione dagli artt. 1130 e 1335 c.c., che limitano le attribuzioni del primo all'ordinaria amministrazione, mentre riservano alla seconda le decisioni in materia di amministrazione straordinaria; né il terzo può invocare l'eventuale carattere urgente della prestazione commissionatagli dall'amministratore, valendo tale presupposto a fondare, ex art. 1135, ultimo comma, c.c., il diritto dell'amministratore al rimborso selle spese nell'ambito interno al rapporto di mandato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto inopponibile al condominio il contratto con cui l'amministratore aveva autonomamente conferito ad un legale il compito di assistenza nella redazione di un contratto di appalto per lavori di manutenzione straordinaria, dell'importo di oltre duecentomila euro, determinati da un'ordinanza comunale impositiva di lavori urgenti alla facciata dell'edificio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Agosto 2017, n. 20136.


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Con la pronuncia in esame, la Corte di Cassazione ha analizzato, inter alia, il meccanismo di successione dei contratti in presenza di cessione di ramo d’azienda, evidenziando l’automaticità della medesima in assenza di rapporti contrattuali di carattere personale ovvero espressamente esclusi dalle parti. Di conseguenza, un contratto di leasing pertinente al ramo d’azienda ceduto deve essere considerato traferito al cessionario pur in assenza di un’espressa menzione dello stesso.

In particolare, a fronte di un ricorso avverso una pronuncia della Corte d’appello di Torino, che aveva riconosciuto la sussistenza “dell’automatico trasferimento di tutti i contratti pertinenti l’azienda ceduta, ai sensi dell’articolo 2558 c.c. (indifferentemente applicabile, tanto alla fattispecie della “cessione d’azienda”, quanto a quella della “cessione di ramo d’azienda”)”, con conseguente trasferimento del contratto di leasing in discussione, la Suprema Corte ha esaminato il meccanismo di successione dei contratti in tale frangente. Ricollegandosi “all’idea dell’azienda come universitas”, la Cassazione ha evidenziato che “i rapporti contrattuali – di carattere non personale – che attengono all’azienda ceduta si considerano parte integrante del complesso dei beni unitariamente ceduti” (come evidenziato anche in Cass. 13319/2015). Il medesimo ragionamento trova luogo altresì in presenza di trasferimento esclusivamente di un ramo dell’azienda, salvo la sussistenza di beni personali, rapporti “di per sé oggettivamente e riconoscibilmente estranei al ramo d’attività ceduto” ovvero determinazione, ad opera delle parti, “dei singoli beni o rapporti non destinati alla successione”.

In aggiunta, a latere della dichiarazione di inammissibilità di un secondo motivo di ricorso volto a far valere la violazione degli artt. 1372 e 2558 c.c. a causa della mancata “indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”, la Suprema Corte ha posto in rilievo come la risoluzione del contratto di leasing, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, avvenga solo a seguito della manifestazione esplicita della volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto stesso, successiva rispetto alla cessione del ramo d’azienda, rendendo pertanto tale contratto ancora esistente al momento della cessione medesima e, quindi, trasferibile al cessionario.
Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, imponendo al ricorrente il rimborso delle spese del giudizio di legittimità, oltre a spese generali ed accessori come per legge. (Davide Camasi - dottorando presso Leiden Law School) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 11 Ottobre 2016, n. 20417.


Clausola di proroga in atto costitutivo di "trust" - Opponibilità - Limiti - Erede del costituente - Esclusione - Condizioni.
La clausola di proroga della giurisdizione inserita nell'atto costitutivo di un "trust" vincola, oltre al costituente, i gestori e i beneficiari del "trust", pur non firmatari della clausola, ove vengano in rilievo diritti e obblighi inerenti al "trust", mentre non vincola i soggetti che rispetto al "trust" sono in posizione di terzietà, come l'erede del fondatore, qualora si assuma leso nei diritti di legittimario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Giugno 2014.


Piano del consumatore – Decreto di omologa – Sovraindebitamento – Accordi antecedenti tra creditore e consumatore – Pignoramento..
Il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo. Gli accordi (cessione di credito) stipulati anteriormente all’apertura della procedura non risultano vincolanti in quanto, se così non fosse, questi stessi impedirebbero l’accesso alla procedura. (Pier Francesco Marcucci) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 27 Dicembre 2013.


Obbligazione contratti - Cd. “principio di relatività del contratto” - Conferimento da parte del professionista ad altro soggetto dell'incarico di direzione lavori - Esclusione..
Il cd. “principio di relatività del contratto”, consacrato nell'articolo 1372 c.c., impedisce che l'incarico di direzione lavori conferito ad un professionista possa da questi essere conferito ad altro soggetto. Il contratto è, infatti, un autoregolamento di interessi privati e, quindi, in definitiva, uno strumento attraverso il quale i soggetti dispongono della propria  sfera personale e patrimoniale; questo spiega come il contratto debba esplicare la sua efficacia rispetto alle parti e non anche rispetto ai terzi (soltanto in via eccezionale la legge riconosce l’efficacia del contratto anche rispetto ai terzi, con esclusivo riguardo agli effetti favorevoli e salva la facoltà di rifiuto del destinatario, come nel contratto a favore di terzi ex art. 1411 c.c. e nella promessa gratuita). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Giugno 2013.


Accordi di ristrutturazione dei debiti - Completa inefficacia rispetto a tutti i soggetti estranei.

Accordi di ristrutturazione dei debiti - L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria.
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Quello previsto dall’art. 182 bis l.f. è un istituto ontologicamente diverso dalle procedure concorsuali, un procedimento che “veste” (dall’esterno) un “momento” di natura negoziale, assicurando a quest’ultimo determinati effetti giuridici che, in mancanza di omologazione, non potrebbero determinarsi. Poiché gli accordi integrano un “momento” negoziale, qualificato da un procedimento inteso a garantire all’autonomia contrattuale di debitore e creditori aderenti determinati effetti, ne consegue la completa inefficacia degli stessi rispetto a tutti i soggetti estranei. Tale conclusione è peraltro conforme al principio generale per cui il contratto vincola soltanto le sue parti, salvo le eccezioni previste dalla legge (art. 1372, comma 2 c.c.). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

L’omologazione di un accordo di ristrutturazione esclude la revocabilità degli atti costitutivi delle garanzie, che si presentano quali atti esecutivi degli accordi, e che negli accordi sono espressamente richiamati. L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria, per ragioni di corretta interpretazione (sistematica) della norma esonerativa e per la considerazione che, in ogni caso, della fattispecie di cui all’art. 2901 c.c. non sarebbe configurabile il consilium fraudis, essendo gli accordi funzionali alla liberazione di risorse necessarie per il pagamento integrale dei creditori estranei. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Marzo 2013.


Locazione ad uso abitativo – Sanzione ex art. 3, co. III, della legge n. 431 del 1998 – Suo carattere tassativo ex art. 14 delle Preleggi..
Non spetta al conduttore, per il caso in cui il locatore, contrariamente a quanto prospettato inizialmente, non destini l'immobile locato a propria abitazione, la somma pari a 36 mensilità, ex art. 3, co. III, quando allo scioglimento della locazione si sia pervenuti per mutuo consenso ex art. 1372, I co., c.c. La norma, per il suo carattere sanzionatorio, non è infatti applicabile in via analogica ex art. 14 delle Preleggi. (Claudio Casarano) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 20 Febbraio 2013.


Curatore - Declaratoria di nullità di decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. e condanna del curatore alla restituzione degli stessi - Allegata risoluzione di una permuta anteriore al fallimento - Qualità di terzo del curatore convenuto - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.
Il curatore del fallimento, nei cui confronti siano proposte una domanda di nullità di un decreto di acquisizione di titoli reso dal giudice delegato ex art. 25 legge fall. ed altra di condanna alla restituzione di detti titoli, sul presupposto dell'avvenuta risoluzione per mutuo dissenso, in epoca anteriore al fallimento, di un contratto di permuta dei titoli medesimi, concluso dall'imprenditore poi fallito, non sta in giudizio in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito (e, dunque, nella veste processuale di terzo), bensì nella stessa posizione sostanziale e processuale che sarebbe spettata a quest'ultimo, trattandosi di azione vertente su poste passive entrate a far parte del patrimonio già prima della dichiarazione di fallimento ed indipendentemente dal dissesto, successivamente verificatosi. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha confermato la decisione censurata dal curatore, assumendo che questi, senza impugnare l'atto, ne aveva contestato gli effetti in sé, così assumendo la medesima posizione del fallito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2012, n. 18844.