LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XIV
Della risoluzione del contratto
SEZIONE I
Della risoluzione per inadempimento

Art. 1455

Importanza dell'inadempimento
TESTO A FRONTE

I. Il contratto non si può risolvere se l'inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all'interesse dell'altra.


GIURISPRUDENZA

Responsabilità contrattuale – Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Affermazione – Fattispecie in materia di festa di matrimonio rovinata.
Il danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale deve ritenersi risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di una lesione di un diritto inviolabile costituzionalmente qualificato, dalla consumazione di un reato ex art. 185 c.p. o da una previsione legislativa, atteso che, laddove si faccia riferimento ad un contratto (tipica espressione dell’autonomia contrattuale), sono le parti che all’atto della stipulazione tipizzano gli interessi che intendono perseguire.  
Se i contraenti individuano interessi non economici, ma neanche inerenti a diritti inviolabili, dalla frustrazione di questi interessi, produttiva di un danno consequenziale di tipo morale o esistenziale, non può che derivare l’obbligo di risarcimento.  

Il pregiudizio esistenziale da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato consiste nella sofferenza derivata dalla brutta figura che gli sposi hanno fatto con i propri invitati, dando l’impressione che si fossero rivolti ad una società inadeguata per l’allestimento del ricevimento, che trattava alimenti scadenti (se non proprio nocivi alla salute), così da rovinare la serata sia a sé stessi che agli invitati [nel caso di specie, i testi hanno fornito un’impietosa ricostruzione dei fatti: alcuni invitati che si contorcevano per i forti dolori addominali; altri che affollavano i bagni della struttura; altri che, trovando i bagni occupati, si vedevano costretti a vomitare nel giardino; altri ancora che, in preda alle convulsioni, hanno dovuto abbandonare il banchetto anzitempo, chi tornando a casa e chi recandosi in Pronto Soccorso].

Il danno morale soggettivo da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato è da identificare con la reazione, per un verso, di rabbia e dispiacere (dal momento in cui gli sposi hanno realizzato che la festa era ormai rovinata) e, per altro verso, di imbarazzo (nei confronti degli invitati). Si tratta di una reazione che va valutata alla luce del fatto che è stata determinata dalla piena violazione di un contratto nel quale era dedotto proprio l’interesse alla felice riuscita del banchetto nuziale. [Nel caso di specie, per la liquidazione del pregiudizio è parso congruo parametrarsi agli importi che si trovano sovente liquidati per ingiurie e diffamazioni non particolarmente gravi, alle quali il giudice ha ritenuto di potere paragonare l’episodio in questione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 15 Febbraio 2018.


Contrattazione immobiliare – Preliminare di preliminare – Inadempimento – Responsabilità precontrattuale – Effetti.
La violazione di un accordo stipulato per il tramite di un mediatore immobiliare (c.d. preliminare di preliminare) si traduce in una condotta contraria ai principi di corretta esecuzione di un vincolo obbligatorio che incide sull’intero assetto di interessi sotteso a detta fase non potendo più il promittente venditore vedere realizzato l’interesse al trasferimento oneroso dell’immobile con conseguente gravità dell’inadempimento stesso ex artt. 1453 e 1455 c.c. e determinando l’insorgere della conseguente responsabilità da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale. La responsabilità precontrattuale prevista dall'art. 1337 c.c., coprendo nei limiti del cd. interesse negativo tutte le conseguenze immediate e dirette della violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase preparatoria del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli artt. 1223 e 2056 c.c., circoscrive il pregiudizio risarcibile al solo interesse negativo, costituito sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative ed in vista della conclusione del contratto (tra cui la provvigione che la parte non inadempiente ha dovuto pagare al mediatore), sia dalla perdita di altre occasioni di stipulazione contrattuale, pregiudizio liquidabile anche in via equitativa, sulla base di criteri logici e non arbitrari. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Giugno 2017.


Risoluzione del concordato preventivo con cessione di beni ex art. 186 L.F. – Decorso del termine annuale per l’azione di risoluzione – Importanza dell’inadempimento; valutazione secondo i principi elaborati in materia contrattuale ex art. 1455 c.c..
L’art. 186 l.fall. prevede che il concordato non si possa risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza, concetto che richiama la rilevanza dell'inadempimento richiesto dall'art. 1455 c.c per la risoluzione contrattuale. Di talché, ai fini di individuare quando si è in presenza di un inadempimento di non scarsa importanza, occorre far riferimento ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia contrattuale, salva la precisazione che, nel caso di concordato, l'inadempimento deve essere valutato nella complessità e non con riguardo alla posizione dei singoli creditori. La valutazione della non scarsa importanza dell'inadempimento, dunque, “viene operata…attraverso la verifica che l'inadempimento abbia inciso in misura apprezzabile nell'economia complessiva del rapporto (in astratto, per la sua entità e, in concreto, in relazione al pregiudizio effettivamente causato all'altro contraente), sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma contrattuale” (Cass. n. 7083 del 28/03/2006; Cass. n. 22346 del 22/10/2014). Nessun rilievo può assumere l'eventuale colpa del debitore che, con la consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione (Cass. n. 4398 del 04/03/2015).
Pertanto, in ipotesi di concordato preventivo con cessione di beni, laddove i risultati satisfattori non siano assicurati, ma solo prospettati, va comunque valutata l’incidenza oggettiva dello scostamento, la quale può indubbiamente ritenersi rilevante e tale da configurare un grave inadempimento nell’ipotesi in cui le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti siano risultate o risultino insufficienti a soddisfare una frazione non simbolica dei creditori chirografari ed integralmente (se ciò è previsto nel piano) i privilegiati. E ciò a maggior ragione qualora il termine fissato nella proposta per l’adempimento del piano sia decorso e la prosecuzione del concordato fondatamente non sembri offrire migliori prospettive di soddisfazione per i creditori rispetto al momento in cui ne viene chiesta la risoluzione. (Matteo Ladogana) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 24 Maggio 2017.


Clausola risolutiva espressa – Risoluzione intimata per mancato risarcimento del danno da inadempimento – Inammissibilità.
L’obbligo risarcitorio costituisce un rimedio dell’inadempimento accanto alla risoluzione e all’azione di adempimento. Esso non può trasformarsi in obbligazione di inadempimento posta a base della risoluzione intimata, né è valutabile sul piano della non scarsa importanza ai sensi dell’art.1455 c.c., che riguarda sempre l’obbligazione primaria contrattualmente dovuta, non l’obbligazione risarcitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Luglio 2016.


Intermediazione finanziaria – Obblighi dell’intermediario e diritti dell’investitore – In caso di operatori qualificati - Natura ed efficacia della dichiarazione ex art.31 Reg. Consob

Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi a carico dell’intermediario – Violazione – Nullità del contratto: esclusione – Risoluzione per inadempimento
.
La dichiarazione di operatore qualificato costituisce una mera presunzione semplice, vincibile, in caso di contestazione, dalla prova positiva della insussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi di professionisti in materia di strumenti finanziari e dalla prova della conoscenza, ovvero conoscibilità in concreto, da parte dell’intermediario, delle circostanze dalle quali poter desumere la reale situazione in cui versi l’investitore nel momento in cui rende siffatta dichiarazione.
Per le società e le persone giuridiche che rilascino la dichiarazione autoreferenziale non è possibile invocare le norme sugli specifici obblighi comportamentali fissate dagli artt.27, 28 e 29 reg. Consob, perché così facendo si finirebbe per aggirare la disciplina regolamentare. Il richiamo alle norme in esame è invece consentito innanzitutto per richiedere comportamenti diversi, quali per esempio quelli di cui all’art.26 reg. Consob.
I princìpi quadro di cui all’art.21 del D.Lgs. 58/98 hanno effetto per tutte le tipologie di clienti, ma le differenze previste per talune particolari categorie di investitori devono pur sempre essere connesse con le effettive qualità ed esperienze professionali dei medesimi, non esonerando l’intermediario dal comportarsi diligentemente.
Considerando il tenore della norma primaria (art.6 TUF), ma anche le regole civilistiche generali in punto di buona fede negoziale, va privilegiata una opzione ermeneutica del testo dell’art.31 del Regolamento Consob n.11522/98 che tenga comunque conto  delle opposte esigenze delle parti, e che non conduca ad un sostanziale esonero dell’intermediario dal dovere di rendere il cliente compiutamente e pienamente edotto del concreto ed effettivo contenuto di ogni aspetto del prodotto e in fase di negoziazione e in quella di esecuzione. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Dai doveri di buona fede oggettiva e dalla cooperazione contrattuale alla stregua dei valori costituzionali di solidarietà e tutela del risparmio si desume l’obbligo per l’intermediario di incorporare nel contratto alcune informazioni attinenti alla metodologia con cui una persona possa ricostruire il merito finanziario dell’operazione e così perimetrie l’alea da assumere.
La mancanza di adeguate informazioni non è causa di nullità, bensì di inadempimento: tali doveri integrano il contenuto della prestazione gravante sull’intermediario, e non costituiscono regole di validità del contratto. La violazione di tali obblighi integra responsabilità da inesatto adempimento che può ritenersi integrare il requisito di cui all’art.1455 c.c. per la declaratoria di risoluzione del contratto. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 06 Ottobre 2015.


Contratto di compravendita immobiliare - Mancata consegna del certificato di abitabilità - Condizioni dell’aliud pro alio - Elementi costitutivi ex artt.1453 e 1455 c.c. - Colpa e gravità dell’inadempimento.
La mancata dazione del certificato di abitabilità da parte del venditore in esecuzione di una compravendita di un immobile ad uso abitativo consente di invocare l’azione di risoluzione per consegna aliud pro alio solo laddove l’abitazione non presenti i requisiti legali di salubrità, stabilità e sicurezza. Tale azione potrà dirsi fondata solo laddove ricorrano anche gli altri elementi costitutivi previsti dagli artt.1453 e 1455 c.c., costituiti dall’imputabilità dell’inadempimento e dalla sua non scarsa importanza. Nel caso invece di mancata dazione del certificato per non conformità dell’immobile al progetto presentato, tale condotta deve essere qualificata come una mera violazione dell’obbligo di consegna dei documenti relativi all’immobile di cui all’ultimo comma dell’art. 1477 c.c., a fronte della quale la parte potrà agire solo per il risarcimento dei danni consequenziali, costituiti dall’eventuale irrogazione della sanzione di cui agli articoli 24 e ss D.P.R. n. 380/2001. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 24 Giugno 2015.


Società cooperativa – Esclusione del socio – Cause – Inadempimento ai doveri del socio – Non scarsa importanza.
L’inadempimento agli obblighi che ricadono su un socio lavoratore, ove richiamati dallo statuto, è astrattamente idoneo a giustificare l’esclusione di un socio, ma deve rivestire il carattere di non scarsa importanza (art. 1455 c.c.). (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Lodo Arbitrale, 30 Maggio 2015.


Società cooperativa – Esclusione del socio – Cause – Inadempimento ai doveri del socio – Non scarsa importanza – Accertamento – Oggetto sociale e contesto in cui si svolgeva la prestazione del socio lavoratore – Insussistenza dell’inadempimento di non scarsa importanza.
Al fine di valutare la non scarsa importanza dell’inadempimento del socio, occorre tenere presente l’oggetto dell’attività sociale ed il contesto in cui essa viene svolta (nella specie, lo scopo sociale della cooperativa era quello di favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, attraverso lo svolgimento di attività lavorative, cura del verde, manutenzione di edifici pubblici ed altro). (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Lodo Arbitrale, 30 Maggio 2015.


Concordato preventivo – Risoluzione – Contraddittorio – Pubblico ministero – Commissario giudiziale – Liquidatore – Legittimazione creditori.
Nel procedimento camerale diretto a sentir dichiarare la risoluzione del concordato preventivo:
-    non è necessaria la partecipazione del Pubblico Ministero;
-    il commissario giudiziale ed il liquidatore nominato in sede concordataria non sono parti in quanto non sono titolari di alcun autonomo interesse giuridico, ma possono essere sentiti nell’ambito dei poteri istruttori d’ufficio del Tribunale;
-    i creditori della società ammessa al concordato e l’ex amministratore possono intervenire nel giudizio ma solo in modo adesivo e non anche autonomo.
-    non è necessario procedere all’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i creditori. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Concordato preventivo – Risoluzione.
La proposta di concordato che indichi la percentuale di soddisfazione dei creditori e il tempo entro il quale gli stessi verranno soddisfatti deve qualificarsi come proposta di cessione con garanzia e, pertanto, qualsiasi sensibile inadempimento nei tempi e nella percentuale del pagamento dei crediti integra gli estremi di un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la risoluzione del concordato (nel caso di specie era previsto il pagamento del 34% dei crediti chirografari in un tempo di circa due anni).

Il dies a quo per la decorrenza del termine di decadenza di cui all’art. 186 l.f., non può essere individuato nell’ultimo atto di liquidazione in quanto tale fase deve ancora essere seguita dal riparto delle somme tra i creditori.

Il concordato preventivo che non riesca ad assicurare una percentuale non simbolica di soddisfazione dei creditori chirografari integra l’inadempimento di non scarsa importanza che ne giustifica la risoluzione.

Laddove sia proposta, oltre alla domanda di risoluzione del concordato, anche quella di fallimento, il Tribunale può, con la medesima sentenza, accogliere entrambe le domande. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Contratto di appalto – Grave inadempimento – Parzialità – Conseguenze – Risoluzione – Ammissibilità – Condizioni.
In presenza di grave inadempimento dell’appaltatore agli obblighi nascenti a suo carico dal contratto di appalto intercorso tra le parti, e tuttavia tale inadempimento riguardi solo una parte dei lavori, precisamente quella il cui corrispettivo contrattualmente pattuito sia stato oggetto di richiesta di ingiunzione da parte del primo, il giudice di merito è chiamato a valutare il peso che l'accertato grave inadempimento ha avuto nella complessiva economia del contratto e nell’equilibrio delle controprestazioni cui le parti si sono obbligate, potendo pervenire a pronunziare la risoluzione del contratto solo ove riscontri che il vizio – conseguenza del grave inadempimento – che inficia la parte dei lavori in relazione al quale il grave inadempimento dell’appaltatore è stato accertato, renda l’opera inidonea allo svolgimento della funzione che le è propria e che i contraenti hanno voluto in relazione ad essa. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 07 Gennaio 2014.


Mutuo Fondiario – Risoluzione contrattuale – Art. 40, secondo comma, T.U.B. – Fattispecie diverse – Ammissibilità..
In tema di risoluzione del contratto di mutuo fondiario, al di fuori dell’ipotesi espressamente contemplata dall’art. 40, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario), trova applicazione la disciplina ordinaria sulla risoluzione contrattuale per inadempimento (in particolare, gli artt. 1453-1455-1456 cod. civ.), con la conseguenza che l’istituto di credito mutuante può invocare la risoluzione del mutuo non solo nell’ipotesi di ritardato pagamento delle rate per sette volte anche non consecutive, ma anche al verificarsi delle ulteriori e diverse fattispecie previste dalle parti nel contratto medesimo. (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 29 Ottobre 2013.


Vendita di cose immobili – Servitù di acquedotto costituita mediante decreto prefettizio pubblicato sul foglio annunzi legali della provincia – Natura non apparente del vincolo – Rimedio di cui all’art. 1489 c.c. – Ammissibilità – Risoluzione – Condizioni per l’esercizio dell’azione – Applicabilità del criterio di cui all’art. 1455 c.c.. .
Ove il diritto reale su cosa altrui risulti imposto in forza di uno specifico provvedimento amministrativo (nel caso di specie servitù di acquedotto costituita con decreto prefettizio pubblicato sul foglio annunzi legali della provincia), può presumersene la conoscenza solo da parte del proprietario del bene ma non anche da parte del promissario-compratore, il quale quindi può far valere nei confronti del promittente-venditore l'obbligo di garanzia derivante dall'art. 1489 c.c. se l’esistenza del vincolo sia stata taciuta da costui in sede di stipula del contratto preliminare. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

L’esistenza di uno ius in re sulla cosa venduta legittima ex art. 1489 c.c. il compratore a far valere la risoluzione di quest'ultimo o una riduzione del prezzo ma la risoluzione non può essere automaticamente pronunziata dovendosi stabilire, ai sensi dell'art. 1480 c.c., secondo le circostanze, che il compratore non avrebbe acquistato la cosa gravata dall'onere; questa valutazione valutazione deve essere effettuata avendo riguardo al criterio generale sancito dall’art. 1455 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 20 Agosto 2013.


Fornitura di energia elettrica - Diffida ad adempiere e preavviso di sospensione della fornitura - Procedimento cautelare ante causam - Violazione dell'art. 1454 Cod. Civ. per assegnazione al cliente, da parte del fornitore, di un termine di adempimento non congruo - Necessità di accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento ai sensi dell'art. 1455 Cod. Civ. da effettuarsi con riguardo esclusivo alla situazione verificatasi alla scadenza del termine - Entità dell'importo richiesto in un'unica soluzione tale da privare di giustificazione contrattuale e legale la minacciata sospensione della fornitura di energia elettrica..
  Tribunale Roma, 30 Luglio 2013.


Concordato preventivo - Azione di risoluzione - Natura negoziale del concordato - Rilevanza degli elementi soggettivi quali colpa, imputabilità e interesse soggettivo - Esclusione - Rilevanza della dimensione oggettiva - Grado di distonia fra adempimento promesso e possibilità concreta di soddisfare i creditori. .
Ai fini della valutazione dei presupposti per la risoluzione del concordato, va rilevato che, se pure è vero che con la riforma della legge fallimentare si è voluto compiere un riferimento esplicito alla categoria del “grave inadempimento” nel senso sotteso all’art. 1455 c.c., è altrettanto vero che il mancato richiamo nell’art. 186, legge fallimentare dell’inciso finale della citata norma codicistica esclude ogni necessità di indagine circa le componenti soggettive dell’inadempimento, quali colpa, imputabilità ed interesse soggettivo. Quello che rileva, in altri termini, è la dimensione “oggettiva” dell’inadempimento, ossia il grado di distonia (che deve essere “grave”) fra adempimento promesso e possibilità concreta di soddisfare i creditori. Sotto questo profilo, pertanto, la risoluzione potrà e dovrà essere pronunciata anche nel caso in cui l’accertato inadempimento dipenda da fatti non imputabili al debitore, venendo in rilievo il dato oggettivo dell’impossibilità di eseguire il piano e di soddisfare i creditori nei termini promessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 07 Giugno 2012.


Contratto di compravendita – Inadempimento – Diffida ad adempiere – Condotte rilevanti.

Contratto di compravendita – Inadempimento – Prova – Quantum debeatur.

Spese processuali – Compensi professionali – Determinazione – Valutazione equitativa.
.
In materia di inadempimento del contratto, la condotta meramente dilatoria di una delle parti, nonostante le ripetute sollecitazioni dell’altra, soddisfa i requisiti dell’art. 1455 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Quando una delle parti di un giudizio avente ad oggetto l’inadempimento di un contratto di compravendita abbia provveduto a dare contezza probatoria al danno patito nei suoi estremi costitutivi, pur nella evidente difficoltà di darne esatta quantificazione, per la determinazione del quantum debeatur deve farsi ricorso alla previsione di cui all’art. 1226 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In seguito all’abrogazione delle tariffe professionali, le spese processuali per compensi professionali vanno liquidate a norma dell’art. 2233 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 16 Febbraio 2012.