LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO IV
Dell'esercizio dell'azione

Art. 99

Principio della domanda
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre domanda al giudice competente.


GIURISPRUDENZA

Procedimenti cautelari - Azioni di nunciazione - Definizione del procedimento cautelare - Instaurazione del processo di merito - Autonoma domanda - Necessità - Difetto - Conseguenze.
In tema di azioni di nunciazione, il procedimento cautelare termina con l'ordinanza di accoglimento o rigetto del giudice monocratico o del collegio in caso di reclamo, mentre il successivo processo di cognizione richiede un'autonoma domanda di merito. Il processo di cognizione che si svolga in difetto dell'atto propulsivo di parte, a causa dell'erronea fissazione giudiziale di un'udienza successiva all'ordinanza cautelare, è affetto da nullità assoluta per violazione del principio della domanda, rilevabile d'ufficio dal giudice e non sanata dall'instaurarsi del contraddittorio tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Agosto 2018, n. 21491.


Obbligazioni pecuniarie - Interessi - Attribuzione - Espressa domanda di parte - Necessità.
In tema di obbligazioni pecuniarie, gli interessi, contrariamente a quanto avviene nell'ipotesi di somma di danaro dovuta a titolo di risarcimento del danno di cui essi integrano una componente necessaria, hanno fondamento autonomo rispetto al debito al quale accedono, sicché gli stessi - siano corrispettivi, compensativi o moratori - possono essere attribuiti, in applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., soltanto su espressa domanda della parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Settembre 2016, n. 18292.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Implicita - Interpretazione e qualificazione giuridica della domanda - Poteri del giudice di merito - Considerazione del contenuto sostanziale della domanda - Necessità - Fattispecie.
Il giudice del merito, nell'indagine diretta all'individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell'effettivo suo contenuto sostanziale. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto impugnato, che aveva ritenuto nuova, perché specificamente formulata solo in sede di opposizione allo stato passivo, la domanda di ammissione di un credito in prededuzione, senza considerare che l'istante, pur non avendo adottato un linguaggio tecnico-giuridico ineccepibile, aveva comunque chiesto "la restituzione dell'integrale importo depositato ammontante ad euro ...", e che l'art. 111-bis l.fall. prevede l'eccezionale esclusione dall'accertamento del passivo delle posizioni prededucibili non contestate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 118.


Spese processuali – Liquidazione – Istanza della parte – Necessità – Chiarimenti.
Nel caso di liquidazione delle spese giudiziali a carico della parte soccombente, si prescinde totalmente da qualsiasi rilievo della formulazione di una domanda da parte sia del difensore della parte sia della parte stessa suo tramite, essendo la statuizione sulle spese secondo la tariffa professionale mero amminicolo del compiuto riconoscimento della tutela attribuita alla parte vittoriosa, se del caso disponibile solo attraverso il potere di compensazione. Allorquando, viceversa, il difensore proponga azione giudiziale contro il cliente, intesa ad ottenere l'accertamento del dovuto per le sue prestazioni e la conseguente condanna al pagamento di quanto liquidato in relazione ad esse, fa parte degli oneri di articolazione della domanda giudiziale la deduzione di quanto giustificato a tale titolo e, dunque, è onere del difensore richiedere nell'ambito del dovuto il riconoscimento del rimborso forfettario previsto dalla tariffa professionale, che eventualmente, ai sensi dell'art. 2233, primo comma, c.c. il giudice sia chiamato ad applicare per la liquidazione. È necessario, dunque, che il difensore attore formuli espressa richiesta di riconoscimento del rimborso come elemento della domanda proposta. Può cioè affermarsi che: “Il rimborso forfettario delle spese generali ai sensi dell'art. 14 delle disposizioni generali della tariffa professionale forense, approvata con d.m. 8 aprile 2004, n. 127, non può essere liquidato d'ufficio nel procedimento speciale disciplinato dalla legge 13 giugno 1942, n. 794, occorrendo, in tale procedimento, apposita domanda con cui il professionista chieda, in applicazione dei principi previsti dagli artt. 99 e 112 cod. proc. civ., la corresponsione in proprio favore del suddetto compenso”. (Cass. n. 24081 del 2010; conf. Cass. n. 4748 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2015, n. 17212.


Domanda giudiziale - Domanda principale condizionata all'esito di domanda proposta in altra sede - Inammissibilità.
Mentre la domanda subordinata può essere condizionata all'esito di una diversa domanda formulata in via principale nell'ambito dello stesso processo, la domanda principale non può essere condizionata all'esito di un'identica domanda proposta in altra sede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2015.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - Azione di inefficacia ex art. 44 legge fall. - Condanna alla restituzione dei beni trasferiti o dell'equivalente - Domanda espressa - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La pronuncia di inefficacia di atti depauperativi del patrimonio del fallito contiene, quale conseguenza implicita e senza necessità di una corrispondente richiesta espressa, l'obbligo di restituire i beni ceduti o, se sia materialmente impossibile la restituzione, quello di corrispondere l'equivalente pecuniario del loro valore. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, a fronte di una domanda di pagamento del controvalore di beni conseguente all'invocata inefficacia, ex art. 44 legge fall., dell'avvenuta loro cessione, aveva ritenuto viziata da ultrapetizione la condanna alla restituzione di questi ultimi disposta, invece, in prime cure). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014, n. 17196.


Successioni - Diritto di abitazione sulla casa familiare ex art. 540 cod. civ. - Spettanza al coniuge separato senza addebito - Esclusione - Condizioni.
Il diritto reale di abitazione sulla casa familiare non spetta al coniuge separato, ancorché senza addebito, nell’ipotesi in cui la cessazione della convivenza, a seguito del regime di separazione personale, abbia interrotto il legame dell’immobile con la destinazione a residenza familiare. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Giugno 2014.


Preclusioni processuali – Corrispondenza fra chiesto e pronunciato – Decadenza dalla possibilità di rilevare un vizio della relazione del CTU – Nullità relativa per mancanza di contratto quadro..
Il regime di preclusioni introdotto nel rito civile ordinario opera non solo nell’interesse delle parti, in attuazione del principio di parità e al fine di garantire il diritto di difesa e il contraddittorio, ma anche nell’interesse pubblico all’ordinato e celere andamento del processo; sicché, la tardività delle domande, delle eccezioni, delle allegazioni e richieste deve essere rilevata d’ufficio dal Giudice, indipendentemente dall’atteggiamento processuale della  parte legittimata alla contestazione oppure dall’eventuale accettazione del contraddittorio. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

Il processo deve riflettere, nella dinamica concreta, la scansione prevista dal codice e il Giudice deve controllare e garantire che le fasi del giudizio siano in linea con le prescrizioni normative, in punto di termini e di conformità del contenuto degli atti difensivi al modello delineato dal Legislatore; del pari, ha il dovere di rilevare le difformità e le preclusioni. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

La difesa della convenuta, non  redigendo la prima memoria prevista dal 6° comma dell’art. 183 c.p.c., omette di definire il thema decidendum  dal lato delle eccezioni e delle domande riconvenzionali già proposte nella comparsa costitutiva, sicché la specificazione del fatto costitutivo delle domande  riconvenzionali non può intervenire nella successiva memoria prevista dalla norma citata per le repliche alle domande e/o eccezioni di controparte e per le richieste istruttorie. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

L’eccezione di un vizio procedimentale riferito al perito, in termini di omessa convocazione delle parti  per l’esame di ulteriore documentazione, ove non sollevata neanche nei verbali delle udienze successive alle operazioni peritali, deve ritenersi tardiva se formulata solo nella comparsa conclusionale (cfr, tra le altre, Cass. Sez. II, 14.02.2013 n. 3716). (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)

In ordine  alla questione che attiene alla nullità relativa - che cioè solo l’investitore può far valere per mancanza del contratto quadro ai sensi dell’art. 23 TUF  (D. Lgs. 58/98 e successive modificazioni e integrazioni) - e in particolare se la  invalidità travolga necessariamente tutti i negozi d’investimento “a valle del contratto” oppure solo quelli espressamente indicati dall’investitore in veste d’attore, è fondamentale applicare il principio  della domanda e di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, secondo cui l’attività cognitiva e valutativa non può che riguardare i profili indicati dagli attori nell’atto di citazione e quelli indicati dalla convenuta nella comparsa costitutiva. Quando  la convenuta non abbia depositato la prima memoria prevista dal 6° comma dell’art.183 c.p.c.,  non possono prendersi in considerazione i profili indicati nella seconda memoria. (Aurelio Arnese e Cataldo Francesco Pulpito) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 09 Aprile 2014.


Fallimento - Azioni revocatorie - Termine triennale di cui all'articolo 69 bis - Natura Decadenziale..
I termini indicati dal primo comma dell'articolo 69 bis, entro i quali devono essere promosse le azioni revocatorie, hanno natura di termini di decadenza e non di prescrizione e possono essere interrotti solo dalla proposizione della domanda che costituisce modalità di esercizio dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27 Marzo 2014.


Art. 15 Reg. 2201/2003 – Trasferimento del processo per ragioni di «opportunità» – Ruolo delle parti – Condizioni legittimanti l’istituto..
L’art. 15 del Reg. 2201/2003 prevede, eccezionalmente, il trasferimento delle competenze a una autorità giurisdizionale più adatta a trattare il caso. Si tratta di una forma di dismissione discrezionale della competenza sulla scia della dottrina anglo-sassone del forum non conveniens che istituisce una sorta di translatio iudicii internazionale. L’istituto ha carattere del tutto eccezionale e, invero, costituisce infatti una previsione inedita nel panorama ordinamentale: al punto da dovere essere considerato di applicazione del tutto residuale sulla base di elementi di particolare rilevanza e, soprattutto, allorché il trasferimento del processo sia opportuno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Febbraio 2014.


Acquisto obbligazioni Lehman brothers - Domanda giudiziale di nullità per mancanza del contratto quadro - Eccepita sua inammissibilità per abuso processuale dell'investitore dovuto all'esercizio selettivo dell'azione - Esclusione - Imputazione della nullità al mancato rispetto degli obblighi di forma ex art. 23 TUF da parte della banca - Insuperabilità del principio della domanda (art. 99 c.p.c.) e di quello della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.)..
La banca che invoca l’abuso processuale dell'investitore per aver esercitato in via selettiva un’azione di nullità non si sottrae ad una duplice contestazione.
La prima è che è proprio l’intermediario, cioè il soggetto che assume una qualifica professionale, ad aver dato per primo causa alla nullità ex art. 23 t.u.f. non stipulando per iscritto il contratto di intermediazione finanziaria, ma espletando servizi di intermediazione finanziaria in via di fatto. È evidente come l’art. 23 t.u.f. impedisca l’espletamento di servizi di intermediazione finanziaria, in assenza della preventiva stipulazione di un contratto scritto. Pertanto l’intermediario, che – sebbene a conoscenza dell’obbligo di stipulare per iscritto il contratto di intermediazione finanziaria – presta di fatto servizi di investimento imputet sibi ogni ed eventuale conseguenza che sul piano processuale può scaturire dall’inosservanza dell’onere formale.
La seconda è che l’invocazione di effetti restitutori limitati – riferibili alla mancanza di un contratto quadro – è conseguenza dell’applicazione del principio della domanda (art. 99 c.p.c.) e di quello di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato (art. 112 c.p.c.). Anche in tale caso andare a sindacare il comportamento della parte che a fronte di una domanda di nullità (o di inadempimento) invochi solo limitati effetti restitutori risarcitori) non corrisponde all’impianto della normativa processuale generale, quanto meno in assenza di parametri specifici che spetta al legislatore fornire e sono pertanto insuscettibili di essere inquadrati nell’ambito di una concretizzazione in via giurisprudenziale, che, oltretutto, sarebbe inevitabilmente foriera di disarmonie applicative. (Andrea Bulgarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 02 Agosto 2013.


Nullità - Dichiarazione d'ufficio del giudice ex articolo 1421 c.c. - Coordinamento con il principio della domanda - Conseguenze..
Il potere del Giudice di dichiarare d’ufficio la nullità ex art. 1421 cod. civ. va coordinato con il principio della domanda fissato dagli artt. 99 e 112 c.p.c., con la conseguenza che soltanto se sia in contestazione l’applicazione o l’esecuzione di un atto la cui validità rappresenti un elemento costitutivo della domanda, il giudice è tenuto a rilevare, in qualsiasi stato e grado del giudizio, indipendentemente dall’attività assertiva delle parti, l’eventuale nullità dell’atto stesso, mentre, qualora il tema verta direttamente sulla illegittimità di questo, una diversa ragione di nullità non può essere rilevata d’ufficio, trattandosi di domanda nuova e diversa da quella ab origine proposta dalla parte nell’esercizio del suo diritto di azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 06 Febbraio 2013.


Domanda giudiziale - Interpretazione - Ricerca della reale volontà delle parte - Riferimento all'intero contenuto dell'atto..
La domanda giudiziale deve essere interpretata con riferimento alla reale volontà della parte avuto riguardo alla finalità perseguita, quale emergente non solo in modo formale dalla formulazione letterale delle conclusioni assunte nell’atto introduttivo, ma anche implicitamente ed indirettamente dall’intero contenuto dell’atto che la contiene e dallo scopo pratico perseguito dall’istante nel ricorrere all’autorità giudiziaria. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Ottobre 2012.


Qualificazione giuridica della domanda – Da mihi Factym dabo tibi ius – Potere del giudice sulle allegazioni della parte..
Spetta al giudicante dare una qualificazione giuridica della domanda proposta dalla parte attrice, secondo il brocardo latino da mihi factum dabo tibi ius. Infatti, in tema d'interpretazione della domanda, il giudice di merito è tenuto a valutare il contenuto sostanziale della pretesa, alla luce dei fatti dedotti in giudizio e a prescindere dalle formule adottate. Ne consegue che è necessario, a questo fine, tener conto anche delle domande che risultino implicitamente proposte o necessariamente presupposte, in modo da ricostruire il contenuto e l'ampiezza della pretesa secondo criteri logici che permettano di rilevare l'effettiva volontà della parte in relazione alle finalità concretamente perseguite dalla stessa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 02 Febbraio 2012.


Procedimento civile – Risarcimento del danno – Frazionamento della domanda delle diverse voci di danno – Abuso del processo – Conseguenze – Improponibilità della domanda..
In caso di danni a cose ed alla persona subiti in occasione di uno stesso sinistro, non può più consentirsi di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande davanti al giudice di pace ed al tribunale, in ragione delle rispettive competenze per valore, trattandosi di condotta lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, e tale da risolversi in un abuso dello strumento processuale, alla luce dell’art. 111 Cost. Ne consegue che la domanda introdotta per seconda deve considerarsi improponibile, senza che possa aver rilievo il fatto che la parcellizzazione abbia avuto luogo in un contesto giurisprudenziale in cui pacificamente era consentita, in quanto nella vicenda di specie non si tratta di impedire ex post l'esercizio di una tutela di di cui l'ordinamento continua a ritenere la parte meritevole, quanto di non più consentire di utilizzare, per l'accesso alla tutela giudiziaria, metodi divenuti incompatibili con valori avvertiti come preminenti ai fini di un efficace equo funzionamento del servizio della giustizia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Dicembre 2011.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interpretazione e qualificazione giuridica - Regole di ermeneutica contrattuale - Applicabilità - Fattispecie relativa all'applicazione del principio di conservazione degli effetti degli atti giuridici..
La domanda giudiziale è una dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici tutelati dall'ordinamento, e pertanto il suo contenuto è definibile anche attraverso l'applicazione (in via analogica) delle regole di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenendo applicabile il generale principio di conservazione degli atti giuridici, contenuto nell'art. 1367 cod. civ., anche alla domanda giudiziale di riassunzione, aveva ritenuto che la stessa privata, della parte inammissibile, per la parte residua restasse ammissibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Luglio 2005, n. 15299.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Finale - Decreto del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Decisione - Necessità di interpretare la domanda di insinuazione - Operazione riservata al tribunale fallimentare investito del reclamo - Sindacato in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare, come si evince dall'art.94 legge fall., ha natura e funzione di vera e propria domanda giudiziale introduttiva di una attività cognitiva idonea a produrre il giudicato formale e sostanziale sui crediti insinuati. Ne consegue che è riservato al tribunale fallimentare, investito del reclamo avverso il decreto del giudice delegato di approvazione ed esecutività del piano di riparto, il compito di interpretare, in correlazione a detto provvedimento, il contenuto e le finalità della domanda di insinuazione allo stato passivo fallimentare e che le relative valutazioni soggiacciono, nel giudizio di legittimità, a un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e al riscontro di una motivazione coerente e logica. (Nella specie, in applicazione del principio affermato, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso un provvedimento con cui il tribunale, respingendo un reclamo proposto contro il decreto del giudice delegato dichiarativo dell'esecutività del piano di riparto finale, aveva ritenuto che l'avvenuta ammissione di un istituto di credito fondiario al passivo del fallimento "come da domanda, salvo conguaglio in sede di distribuzione, secondo le norme sul credito fondiario", dovesse intendersi limitata al contenuto più propriamente postulatorio del ricorso ex art.93 legge fall. e non estesa a quanto rappresentato in seguito nell'istanza circa il necessario modularsi del credito in dipendenza delle clausole contrattuali e delle disposizioni di legge sul credito fondiario, specie in punto di interessi legati alla garanzia ipotecaria, e che l'espressione adoperata dal giudice delegato si riferisse a possibili compensazioni con somme che il creditore fondiario avrebbe potuto riscuotere in sede di eventuale esecuzione individuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2005, n. 14471.